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Foto di classe in 1° ginnasio |
Quando
diedi la maturità classica i miei genitori mi regalarono 15.000 lire
e con quei soldi, all'università, feci un settimanale, intitolato
appunto "L'Università"
, che vendevo ai miei compagni. Ne feci sette numeri. Con questi sette numeri mi presentai al direttore della "Tribuna del popolo", Gaetano Natale, e lui mi disse che dal giorno dopo avrei potuto cominciare a fare un po' di cronaca. Ma il cronista lo feci per un solo giorno perché il direttore mi affidò subito il servizio politico. Poco dopo il giornale chiuse e io rimasi disoccupato. Così, mi rimisi a studiare e mi laureai. [BIOGRAFIA] |
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| Ripresi
gli studi, ben presto mi riaffiorò il vizio del giornalismo:
sono stato al "Giornale
d'Italia" e all'Ansa,
come giornalista parlamentare, successivamente al "Giorno"
e poi al "Corriere della
Sera" come inviato speciale e
infine al "Giornale"
di Montanelli. Da qui diedi le dimissioni per dissapori con Montanelli che insisteva a farmi fare sempre solo l'inviato speciale. Ma fu la mia fortuna perché cominciai a scrivere libri. E poi feci anche il direttore dell'Agenzia Italia e della "Gazzetta del Mezzogiorno". [OPERA] |
Lasciapassare per l'ingresso al Viminale |
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![]() In Africa |
Ho
sempre cercato di fare un giornalismo diverso, che potrei definire del giorno
dopo, nel senso che andavo a vedere il significato di un fatto. Raramente
mi è capitato di fare il giornalista d'assalto. [ALLA CORTE DEL DUCE] |
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